sabato 31 gennaio 2015

Muffin al cioccolato senza glutine


Questa ricetta, che riporto più o meno fedelmente, è tratta da 'Buono senza glutine': un meraviglioso ricettario cartonato edito dalla Guido Tommasi che, al solito, non si smentisce e sorprende coi suoi testi originali, curatissimi e raffinati. Mai trovato un refuso. L'unica uscita in cui ho notato uno scivolone mostruoso riguarda Jody Vassallo e le sue presuntuose quanto scadenti pretese di cucinare sughi e pasta. Mio odio che orrore. Si salvano solo i semi di melone -o risoni- (formato di pastina per minestre) al pollo e chicchi di mais.
Ma non divaghiamo. I muffin. Che dire...non ne sono un amante. O forse, a questo punto, dovrei correggermi ed ammettere che non lo ero prima di assaggiare questi. E non perché li abbia fatti io bensì per la leggerezza, la compattezza ed il gusto, elementi, questi, che difficilmente coesistono in un muffin.
Li dedico a Claudia con cui il venerdì scambio allegramente aneddoti culinari.
Vi conviene preparare un bel po' di mix di farine ad hoc da usare di volta in volta per la piccola pasticceria. Armatevi di:
-320 gr di farina di riso 
-240 gr di maizena (amido di mais)
-100 gr di farina di mandorle 
-2cucchiaini di gomma di xantano 

Di questo mix pesatene 150 gr che vi serviranno per i muffin, il resto conservatelo per le prossime volte (ne sperimenteremo altri di dolcetti gluten free!), aggiungete 150 gr di zucchero, 1 cucchiaino di bicarbonato, 1 pizzico di sale, 30 gr di cacao in polvere e gocce di cioccolata.
In una seconda terrina, a parte, unite:
2 uova, 80 ml di olio di colza, 190 ml di latte di riso.
Miscelate i liquidi ed i solidi fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio poi riempite i pirottini o gli stampini (imburrati ed infarinati se di metallo o senza far nulla se in silicone) e cuocete in forno a 200 gradi per una ventina di minuti.
Poi fatemi sapere... ;-)


mercoledì 14 gennaio 2015

Petit pot. Patè di fegatini di pollo per crostini toscani.


Tutto ciò che vi occorre:
- fegatini e cuori di pollo (vi regge?)
- cipolle, carote, sedano
- olio evo
- burro
- aceto di vino bianco
- sale
- acciughe

Io sono andata ad occhio: ricette da impazzire per la serie 'q.b.'
Per 8 etti di fegatini/cuori ho utilizzato: 1 cipolla bianca grande, 3 carote medie, 1 gambo di sedano.
Ho tagliato le verdure e le ho soffritte in padella con l'olio, successivamente ho aggiunto i fegatini/cuori ed ho lasciato rosolare. Ho poi versato l'accento bianco (ne ho messo un bicchiere ma ho scoperto essere troppo, credo ne basti 3/4 e mi riferisco ad un bicchiere della Nutella per capirci rispetto alla capienza) ed ho atteso che evaporasse, ho aggiunto dell'acqua.
Quando ho ritenuto che fosse cotto, ho spento e frullato il tutto.
Il composto ottenuto è poi tornato in padella per accogliere il burro che lo ha stemperato ed il sale.
N.B. Mia madre, dopo averlo assaggiato, ha detto che è buono ma mi ha svelato due trucchetti che ignoravo: capperi per l'acidità-che io però ho ottenuto con l'aceto- ed acciughe previste, queste, nella ricetta originale per la salinità.
La mia è stata una sperimentazione ed un tentativo ben riuscito da affinare.
Mi sono affidata al mio palato per ricostruire il ricordo di un sapore.
La differenza tra me e un grande era capire che ci andava l'acciuga!...a mia 'discolpa' c'è forse da dire che io un crostino toscano vero, forse, non l'avevo mai mangiato.
Erano ottime imitazioni! Sono molto soddisfatta del risultato ottenuto!

lunedì 5 gennaio 2015

Cappuccino di lenticchie di Onano con ragù di cotechino, pain d'epices, creme fraiche e pepe rosa.


Non riesco a vederla come una ricetta d'avanzo però, laddove vi fosse rimasto un/del cotechino e non sapeste più come presentarlo -per carità sempre gradite le solite fette nel solito vassoio in cui affoga nelle lenticchie però è un piatto visto e rivisto- vi propongo un cappuccino. Comodo da mangiare anche sul divano mentre vi guardate un film, appetitoso, molto maneggevole, farà la gioia di grandi e piccini.
Avevo lenticchie della Tuscia, quelle di Onano.
Lasciate qualche ora in ammollo, 4 per la precisione, poi cotte in pentola con un fondo classico di odori e soffritto -carota, cipolla, sedano, un pizzico di pasta d'aglio, doppio concentrato di pomodoro,  olio d'oliva- finché all'assaggio non le ho sentite cotte.
Solo allora ho aggiunto il sale poi ho frullato per ottenere una vellutata.
Non sono decorticate perciò è bene non salarle prima che raggiungano la cottura.
(Come saprete, salare i legumi mentre cuociono, li indurisce!)
Nel frattempo, in un altra pentola ho messo a bollire dell'acqua, una quantità sufficiente per immergere il cotechino al momento del bollore.
Una volta cotto occorre farne una dadolata per guarnire il cappuccino.
Nel mentre ho infilato in forno delle fettine di pain d'epices che volevo rendere più croccanti, quando andrete a tagliarle, una volta 'bruscate', penserete alla collosità del miele...ve lo assicuro!
Infine la creme fraiche, ovvero la panna acida, che va a smorzare il grasso del cotechino con la sua nota acida che a mio avviso era perfetta a stemperare la sapidità del piatto.
Avrete sapori, profumi e consistenze diverse in bocca: la vellutata vi avvolgerà, il cotechino regalerà il suo grasso, il suo sale ed i suoi aromi, la panna acida crea il contrasto ed il pain d'epices sberleffa con la dolcezza, l'amarezza ed il profumo delle sue spezie, infine il pepe rosa...che dire in proposito...non vi resta che provare.
La ricetta è nata mixando una serie di passioni e, a meno che qualcuno non l'abbia già sperimentata e proposta, posso dire di averla partorita io.
In caso contrario...i miei complimenti!
Vino abbinato: un Sagrantino di Montefalco.
Ho intenzione di preparare presto il Parrozzo.
Per prolungare il Natale.
Per dedicarla a Mauro che mi ha voluto bene come ad una figlia.

domenica 4 gennaio 2015

Sarasso. Gnocchi di.



Vorrei iniziare con un augurio.
Un augurio lungo un anno, almeno, un anno chiamato per convenzione 2015.
Vorrei lo trascorressimo insieme tra una ricetta ed un impasto, una cottura al forno ed una spadellata, tra un piatto di spaghetti e le immagini di un viaggio, comunque in cucina.
Un anno a raccontarci di noi tra vini e birre, acque ed olii, sali ed alghe, spezie, erbe aromatiche, infusi e pepi.
Un anno all'insegna del buonumore e delle incazzature, spero moderate. Perlomeno le mie.
Risolti un po' di guai tecnologici e personali, in due parole: sono tornata.
Del resto, che avrei rimesso le mani in pasta, c'era da aspettarselo...la verità? Non ho mai smesso!
Perciò cominciamo da qui, dagli gnocchi di ricotta. Molto diversi per grandezza, consistenza e gusto da quelli della Maci comunque eccezionali.
Per la serie: 'noi che amiamo la ricotta' ecco spuntare queste palline golosissime.
La ricetta originale, per correttezza, è tratta da un liberculo intitolato 'la cucina dei conventi e dei monasteri' ma l'ho leggermente modificata. (Monastero di Santa Maria della Neve, Torrechiara, PR).
Superlativa. Superlativa perché, se la proverete o verrete a cena da me, sentirete in bocca uno gnocco aggraziato da una scioglievolezza senza eguali.
Sentire una crosticina inizialmente ma appena affonderete i denti, vi sembrerà di avere del Parmigiano aromatico filante in bocca. La consistenza interna è morbidissima.
C'è solo un inconveniente: lavorare l'impasto richiede tempo e pazienza...dote, quest'ultima, ch'io non posseggo e sto tentando -superati i trenta- di sviluppare con grandi sforzi.
Per cui suggerisco agli impazienti come me di cimentarsi nella creazione di questi gnocchi affinché si prendano un tempo necessario per pensare. Si fermino ed ascoltino se stessi. Seguano i propri sensi. Si lascino stregare dai suoni della casa, riscoprano l'intimità ed il piacere che questa regala nel porgere a qualcuno o 'solo' a se stessi, un piatto così.
Un piatto zen. Un piatto da meditazione prima, dopo e durante la preparazione.

Ingredienti: (per 4)
-1/2 kg di ricotta
-200 gr di parmigiano 
-2 uova
-spezie a piacere (io ho messo noce moscata e pepe nero ma trovo interessante l'utilizzo dello zafferano o della polvere di spinaci)
-erbe aromatiche (ho aggiunto all'impasto salvia, timo, rosmarino secchi, provenienti dalla Provenza)
-40 gr di burro
-sale

Preparazione:
1) lavorare la ricotta, ridurla in crema ed aggiungere parmigiano grattugiato/uova/spezie/erbe aromatiche/sale, un pizzico.
2) lavorate fino ad ottenere una pasta omogenea
3) infarinate una spianatoia, prendete dei pezzetti d'impatto e rotolateli nella farina tentando di dare una forma sferica e di creare degli gnocchi di eguali dimensioni
4) cuocete queste polpettone in acqua bollente, scolatele con la schiumaiola e conditele con burro fuso e ulteriore parmigiano grattugiato. 

P.s. Il termine Sarasso indica ciò che viene prodotto col siero ovvero la ricotta.






domenica 27 luglio 2014

Sono tornata

...accade così, per caso, una domenica che trascorri tra libri e pc, cellulari rettangolari a tuttoschermo...che un caro amico al rientro dalle vacanze ti scriva che ha qualcosina per te...e tu già sai che forse in serbo ci sono pomodori secchi pugliesi e l'olio della Puglia...non un olio come un altro...quello...quello che viene da Peschici...e pensi che è decisamente troppo che non ti dedichi al blog, oltre un anno, e non è affatto giusto. Non lo è perché era il tuo memoir, perché nel frattempo hai cucinato -tanto- e mangiato -altrettanto- facendolo per te e per gli altri. Improvvisando. Condividendo ma non qui. Ingiusto davvero. La mia vita senza il blog è stata impoverita seppure trascinata in un turbinio di eventi più e meno piacevoli. 
Perciò decidi: torni, riapri tutto, soffi via quel velo di polvere cercando di ricomporre i pezzi del puzzle...Simondado che ti scrive e tu da aprile non rispondi...ti sei persa anima blu o forse lei ha perso te...e Mab, le care amiche sarde, e i lettori romani...vanno tutti riconquistati...sebbene abituati alla tua ciclotimia.
Triciclotimia.
 Questo è quello che mi son detta stasera.
E magari non sarà frenquentissima la mia presenza qui ma è il mio spazio, l'angolo di serenità di cui mi voglio riapproriare. 
Per oggi...buonanotte.

lunedì 29 aprile 2013

Vecchi Amici



Mi scelse da un'ammucchiata di cuccioli...




...un groviglio di zampe, orecchie e code che si dimenavano dietro un fienile...

                                                              (L'arte di correre sotto la pioggia, G.Stein)

giovedì 10 gennaio 2013

Semicotto al fondente, peperoncino & cannella




 La ricetta di questo semicotto è tratta da un meraviglioso liberculo edito da Bibliotheca Culinaria: ve lo linko qui. 
Io ho sperimentato una variazione sul tema dando un piccolo contributo, pur mantenendo inalterato il dosaggio degli ingredienti principali, ho aggiunto un pizzico di peperoncino.
Vi occorreranno quindi:
-140 gr cioccolata fondente
-110 gr di burro
-3 cucchiai panna liquida
-1 cucchiaio farina
-1 cucchiaio maizena
-50 gr zucchero canna semolato fine
-2 uova
+ peperoncino in polvere e 2 stecche di cannella per decorare
 



Per ottenere questo dovrete:
-preriscaldare il forno a 180°/200°;
-imburrare ed infarinare 4 stampini giacché le dosi son per 4 semicotti;
-unire uova e zucchero e lavorare il composto, aggiungergi voi farina e maizena passate al setaccio;
-in un pentolino/contenitore/terrina dai bordi alti, fate sciogliere a bagnomaria cioccolato+burro+panna liquida;
-versaee poi il composto al cioccolato in quello ottenuto precedentemente con zucchero/uova/farina;
-riempire gli stampini ed infornate cuocendo 6/7 minuti;
-capovolgere delicatamente sul piatto, spolverizzate col peperoncino e servite immediatamente magari guarnendo il semicotto con dei pezzetti o dei bastoncini di cannella.
Ho accompagnato con del passito di Pantelleria.

domenica 6 gennaio 2013

Cucchiai di Capodanno


Buon anno! Ben ritrovati! 
Quali buone nuove ci porta questo 2013?
Io inizio con qualche giorno di riposo, uno smisurato amore per i cucchiai, l'ossessione delle polpette e dei tortini salati con cuori morbidissimi...voglia d'estate e di prosecco.
 Indecisa tra leggere la Murgia e cominciare la saga di Harry Potter, ebbene sì, ammetto: mi manca!, finirò per scegliere Goethe...vedremo! 
Intanto vi scrivo rapidamente due 'ricette' (chiamarle così è semplicemente vergognoso!!) con cui arrederete la tavola senza troppo patire!
Cucchiai bianchi e cucchiai neri per cominciare.
Nei bianchi adagiate scaglie di pecorino di fossa o un bel pecorino di Pienza 
ed aggiungete del miele di castagno. 
Nei neri potete invece servire una tartare di salmone, io l'ho preferito affumicato, 
con pepe alla creola e cuore di sedano, 
una sprumuta di limone 
ed una spruzzatina d'olio evo...magari l'olio novello...che ci lascia
 storditi grazie ad un dolcissimo pizzicore...


martedì 6 novembre 2012

Porri in cocotte


...sera...sto ascoltando Mannarino...

(...) quanto è bbono l'odore der mare
ce vado de notte a cerca' le parole.
Quanto è bbono l'odore del vento
dentro lo sento, dentro lo sento.
Quanto è bbono l'odore dell'ombra
quando c'è 'r sole che sotto rimbomba.
Come rimbomba l'odore dell'ombra
come rimbomba, come rimbomba.
E come parte e come ritorna
Come ritorna l'odore dell'onda (...)

Avete dei porri? Del prosciutto cotto?
Pinoli ed emmental? 
Potreste ungere una cocotte od un teglia con dell'olio, 
tagliare a tocchetti i porri, avvolgerli col prosciutto cotto,
distribuirli nella cocotte, aggiungere qua e là fettine o/e dadini di emmental o brie...insomma quel
che preferite!...salare, pepare,oliare, infornare.
La versione classica vuole l'indivia belga, questa è una rivisitazione che difetta d'inventiva ma eccede in pinoli!
:-)

sabato 27 ottobre 2012

Come una freccia dall'arco scocca


Nessuna crisi abbandonica in atto?
...ma vi sarò mancata un po'?
...tenterò di recuperare con qualche dritta...vi posto dei link per farmi perdonare la lunga assenza!
Pronti? Via!!

1) Petra Magoni: me ne ha parlato un amico talmente bene che son subito venuta a curiosare in web...ho scelto questa. 
Profuma di Amelie, odora di Fabrizio, è adatta ad Halloween...il video è interessante...che ne dite?
 Vi piace?
 'Essendo'...aspetto commenti! ;-)

2) A teatro, per chi è a Roma: 
- che mi dite di Benni? ...in tal caso... cliccate qui!
-amate la pesca, Roma, la romanità, la mortadella, le trote e l'amarezza che spesso si cela dietro un sorriso? Se sì, potreste fare un salto al Teatro Cometa...in pieno centro...

3) O ancora  potreste vedere: tutti i santi giorni di Virzì, al cinema: una perlina ma non vi anticipo nulla...solo  lascio link.


Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Così, per concludere, l'ode alla vita di Martha Medeiros.

venerdì 27 luglio 2012

Del tuo veleno mi avvelenerò



Come gli adesivi che si staccano
Lascio che le cose ora succedano
Quante circostanze si riattivano
Fuori dai circuiti della volontà.

Come il vento gioca con la plastica
Vedo trasportata la mia dignità.

Oggi tradisco la stabilità
Senza attenuanti e nessuna pietà.
Oggi il mio passato mi ricorda che
Io non so sfuggirti senza fingere.

E che non posso sentirmi libero
Dalla tua corda, dal tuo patibolo.



E un'altra volta mi avvicinerò
Alla tua bocca mi avvicinerò
E un'altra volta mi avvelenerò
Del tuo veleno mi avvelenerò.

Come gli adesivi che si staccano
Come le cerniere che si incastrano
Come interruttori che non scattano
O caricatori che si inceppano

Io tradisco le ultime mie volontà.
Tutte le promesse ora si infrangono. 




Penso ai tuoi crimini senza pietà
Contro la mia ingenua umanità.

Scelgo di dissolvermi dentro di te
Mentre tu saccheggi le mie lacrime.

E sarò cieco, forse libero
Solo nell'alba di un patibolo.
Dentro una storia senza più titolo
Scegliendo un ruolo senza credito
Strappando il fiore più carnivoro
Io cerco il fuoco e mi brucerò.

E un'altra volta mi avvicinerò
Alla tua bocca mi avvicinerò
E un'altra volta mi avvelenerò
Del tuo veleno mi avvelenerò 



sabato 26 maggio 2012

Squagliamocela: liberi tutti

Iniziamo così.
Da ciò che uccide te e tutto ciò che è intorno: liberi tutti. Io mi libererò perché ora sono stanca...
Un po' d'elettronica.
(Ci piace un altro 30? Ci piace, ci piace...con lode stavolta ;-)
-Perché è fuori catalogo ovunque la pedagogia degli oppressi
Possibile mai?-

'(...) chi sono questi noi? Sono quelli che, per assicuare alla convivenza umana un po' di pace, un po' di giustizia, un po' di libertà, sono o sarebbero disposti a dare credito ad alcuni loro simili di poter governare la collettività, e a dotarli della necessaria autorità, e che perciò rinunciano ad imporsi con la forza dei loro privilegi o con la violenza dei loro desideri. 
Credo che rinunciare alla prepotenza per convivere civilmente con altri, lo abbiano chiamato contratto sociale; ci hanno scritto sopra dei gran libri e molta storia occidentale si è sviluppata alla luce di questa idea.
Qui, pensiamo semplicemente ad una persona comune che vive, come tutti, chi più chi meno, una vita in cui i nove decimi delle cose accadono, comprese quelle che la riguardano direttamente, sono fuori dal suo controllo. 
Tale è la vita organizzata anche là dove vige la più liberale delle costituzioni. 
La persona acconsente, qualche volta si arrabbia, qualche volta imbroglia, ma continua a salutare i vicini, a fermarsi davanti al rosso, a sposarsi, a votare etc.
Fa la sua parte insomma: si lava, tiene pulita la casa, si veste con decoro, non ruba, paga anche le tasse o una parte, alleva i figli e li manda a scuola etc.
 E' la sostanza del vero patto sociale, quello tacito e quotidiano: andare d'accordo col prossimo, tener conto delle leggi e dare credito a chi è in posizione di responsabilità pubblica, per vedersi riconosciuta una dignità personale in un contesto di vita sociale sensata e pacifica. 
In nome di questo patto la persona dice, in sostanza: rinuncio a molto di quello che mi farebbe comodo, per assicurare le condizioni minime di un vivere dignitoso a me e ad altri.  
O qualcosa del genere.
Lo dice implicitamente, non riflette sul significato profondo del suo comportamento, ma è un sentimento che la nutre e la aiuta.
Questo fino a quando non viene a sapere che, per conto suo o perfino in nome suo, da qualche parte  ci sono aerei che buttano le bombe sulle case di persone ignare e innocenti, militari che torturano prigionieri, scienziati che studiano congegni sempre più micidiali, lauti affari che si fanno vendendo armi sofisticate a paesi che non hanno né scuole né ospedali a sufficienza.
Cose così.
Come se fosse normale o inevitabile.
La persona di cui sto raccontando, a questo punto, può protestare, tacere, ammalarsi.
Può fare un'altra cosa, che io propongo in alternativa: può ritirare il suo tacito consenso all'ordine che regola la convivenza. E dirsi, con un atto interiore che avrà delle conseguenze pratiche: 
io non ci sto,
non dò più il mio credito alle leggi e alle autorità costituite, mi riprendo l'intera disponibilità di me e della mia forza, devo amministrarla io, poca o tanta che sia, e mi do la licenza di usarla. Non cadrà per questo in uno stato di selvaggeria o di barbarie.
(...)
La persona, dunque, senza inferocirsi o inselvatichirsi, constata  semplicemente che è vano agire in nome di una fiducia nella cosa pubblica con l'aspettativa di un ritorno.

                                             -Luisa Muraro tratto da 'Dio è violent'-
                                              (Grazie Andre per avermene fatto dono).


Fa male fa male fa male fa male. (Grazie Dà per aver avermi fatto scoprire Zamboni! Consiglio l'ascolto di 'sorella sconfitta' che può più o meno piacere ma di sicuro conduce ad uno stato ipnotico di quelli che all'alba, alla guida, ti fa vivere un'esperienza senza eguali!)

domenica 22 aprile 2012

Sulla Tav (e non solo) la penso così

"Una bieca circostanza, solo apparentemente marginale, che si inquadra nel profilo della vertenza sorta in Val di Susa e che ha destato in me una reazione di scandalo, al di là della dura repressione scatenata contro il movimento No TAV, si riferisce al tentativo di strumentalizzazione e mistificazione ideologica del pensiero di Pier Paolo Pasolini compiuto da alcuni esponenti prezzolati dell’informazione nazionale. Alludo a quanti hanno provato a distorcere e strumentalizzare in modo indegno e disonesto una posizione assunta da Pasolini molti anni fa, il 16 giugno 1968, quando pubblicò i famosi versi intitolati “Il Pci ai giovani”, sugli scontri di Valle Giulia a Roma. In quella occasione Pasolini si schierò dalla parte dei poliziotti, in quanto di estrazione proletaria, mentre si scagliò apertamente contro la “massa informe” degli studenti, figli di quella borghesia che egli detestava profondamente. Eppure Pasolini non ha mai rinnegato o esecrato i movimenti di contestazione come Lotta Continua o altre formazioni extraparlamentari, con cui ha persino collaborato attraverso esperienze di controinformazione. Si pensi solo alla controinchiesta condotta dal collettivo politico di Lotta Continua guidato da Giovanni Bonfanti e Goffredo Fofi, che si concretizzò nel film-documentario “12 
dicembre”, uscito nel 1972 e dedicato alla strage di Piazza Fontana. Un’opera la cui realizzazione coinvolse direttamente Pasolini, il quale contribuì pure alla sceneggiatura.
In altri termini, la disonestà intellettuale e la mistificazione ideologica di questi presunti operatori dell’informazione, in evidente mala fede, consistono nel fatto che essi espongono solo la versione dei fatti che fa loro comodo, mentre tacciono, o fingono di dimenticare, quella porzione di verità che non conviene (o non interessa) raccontare.
Tornando alla questione della TAV, è assai probabile che Pasolini avrebbe solidarizzato e simpatizzato nei confronti della mobilitazione popolare sorta in Val di Susa, conoscendo il rispetto quasi sacrale e la passione viscerale che nutriva per lo studio e la salvaguardia di ogni identità antropologica particolaristica, da intendersi in un’accezione tutt’altro che nostalgica o reazionaria, intimamente connessa ai valori più autentici e genuini dell’uomo, spazzati via dall’omologazione imposta dall’ideologia del “pensiero unico”.
In tal senso la vertenza scaturita in Val di Susa è paradigmatica, in quanto la TAV non è un progetto al servizio della modernità e del progresso dei popoli, bensì delle merci e dei profitti, ossia delle forze egemoni nel mondo capitalistico. Si tratta di una vicenda esemplare che smaschera il volto ipocrita, autoritario e affaristico dei sedicenti “stati democratici”, che dirottano soldi pubblici nelle tasche della grande imprenditoria privata, infiltrata dalla criminalità organizzata, per finanziare opere faraoniche prive di vantaggi sociali e molto discutibili a livello economico, in quanto costose ed inutili per rilanciare l’economia in crisi. Nel contempo si depotenziano le infrastrutture ferroviarie del Sud Italia, considerate di minore importanza, e si tagliano fondi ai settori pubblici che, oltre a creare opportunità di lavoro, forniscono beni e servizi utili alla collettività.
In questa ottica la TAV è una chiara testimonianza dell’assoluta subalternità del potere pubblico alla logica del profitto privato, l’ennesima conferma che certifica il primato della sfera economica sulla dimensione collettiva della politica, anteponendo le leggi ferree e spietate del mercato e la forza smisurata del capitale, agli interessi della comunità, del territorio e della sanità locale, della democrazia e della giustizia sociale.
Di fronte ad ingranaggi così folli e mostruosi, si erge in termini antagonistici il movimento No TAV che, a dispetto di quanti sostengono il contrario, denota un ruolo di protagonismo attivo delle popolazioni locali, che ormai oltrepassa i confini territoriali della Val di Susa e coinvolge gruppi di militanti provenienti da tutta l’Italia e persino dall’estero. Non è un caso che questa vertenza locale si allacci saldamente con le proteste e le rivolte globali che hanno sconvolto il mondo nell’anno appena trascorso.
Del resto, una lotta per la tutela dell’ambiente e della salute della gente, potrebbe configurarsi come una posizione di retroguardia, quindi di conservazione. E in un certo senso lo è. A tale proposito rammento una provocazione“corsara” che Pasolini lanciò oltre 35 anni fa, l’ennesima intuizione “profetica”: in una società consumistica di massa che promuove “rivoluzioni” ultraliberiste che potremmo facilmente definire “di destra”, i veri rivoluzionari sono (paradossalmente) i “conservatori”. I cambiamenti innescati nel quadro dell’economia capitalistica contemporanea, sono di natura liberticida e reazionaria, frutto di un’accelerazione storica improvvisa che ha determinato un processo di sviluppo abnorme ed irrazionale, di globalizzazione a senso unico, in ultima analisi sono “rivoluzioni conservatrici”. Il ricorso ad un ossimoro serve ad indicare la funzionalità ad un’istanza di stabilizzazione conservatrice dei rapporti di forza esistenti.
Quanti si battono per arginare la deriva autoritaria e destabilizzante provocata dallo strapotere delle oligarchie finanziarie, per contenere l’offensiva neocapitalista sferrata contro le conquiste dei lavoratori, per resistere agli assalti della destra più agguerrita e oltranzista (che non è tanto la destra berlusconiana o leghista, quanto quella più elegante e sofisticata delle tecnocrazie che fanno capo al governo Monti), coloro che si adoperano per mantenere le condizioni residuali di legalità democratica e le tutele costituzionali, sono indubbiamente “conservatori”, per cui oggi sono i veri rivoluzionari.
Ma essere contro la TAV non equivale ad essere contro il progresso, bensì contro un falso e aberrante modello di sviluppo che genera una perversa e fallace nozione di “modernità”. Gli esiti rovinosi di questa modernizzazione posticcia sono ravvisabili ovunque, soprattutto in un processo di perversione e degrado dei rapporti umani, improntati in maniera sempre più ossessiva ad un interesse esclusivo, la ricerca del profitto, quale unica ragione esistenziale da esibire e proporre alle nuove generazioni.
Questo paradigma ideologico è altamente diseducativo e deviante, poiché si assume come fine univoco uno stile di vita e di comportamento che diviene pervasivo e non è sorretto da una coscienza intellettuale sufficientemente critica, capace di sostituire, se occorre, quell’esigenza unilaterale e morbosa con valori etici e culturali più gratificanti.
L’imposizione di una visione  della vita che è perfettamente conforme all’ordinamento economico e politico dominante, non si esercita più attraverso strumenti di coercizione e di oppressione diretta, ma si esplica con procedimenti diversi rispetto al passato, ricorrendo a sistemi di alienazione subdola e strisciante che solo apparentemente sono democratici e pacifici, ma in effetti si rivelano più repressivi di una dittatura fascista. Il controllo degli stati e delle società tecnologicamente avanzate non si regge tanto sull’uso della forza militare, quanto sul ruolo di condizionamento, disinformazione e manipolazione ideologica svolto dalla televisione. Vale la pena di richiamare la tesi sostenuta da Pasolini in diverse circostanze a proposito della televisione, considerata come un mezzo di comunicazione antidemocratico, poiché non suscita e non consente uno scambio dialettico interattivo, ossia aperto e paritario, ma al contrario privilegia ed esalta un rapporto autoritario e paternalistico, che non ammette possibilità di replica.
In tal senso, la televisione incarna il nuovo fascismo, il vero Leviatano della modernità."

Questo è un articolo di Lucio Garofalo pubblicato su Anarchaos.
Un'altra robina interessante...a breve...

giovedì 12 aprile 2012

Romanoff di mele e frutti di bosco


Giorno...tra il trota, la Mauro, l'imu, le allegre combriccole industriose tutt'un tratto ché la cosa più seria in questo paese è Belen...e quindi speriamo che lo sia, un buongiorno dico, vi posto la ricetta di questo dolce qua e colgo l'occasione per:
-ringraziare le colleghe che lo scorso anno, per il compleanno, mi hanno regalato uno stampo della silikomart a forma di fiore (si vede sì?);
-segnalarvi un ricettario monotematico molto carino qui! (La ricetta è appunto contenuta nel volumetto)

Intanto occorre premettere che:
se non avete a disposizione uno stampo in silicone poco male, vi basterà foderarne uno in alluminio o vetro, con la pellicola; se utilizzerete lo stampo in silicone, per sformare al meglio il semifreddo, occorre che tamponiate lo stampo con un panno tiepido appena tolto dal congelatore in modo da favorire il distacco del dolce dalle pareti per poterlo impiattare.

Occorrente per il Romanoff:
-3 mele smith (o tipo acidule)
-3 cucchiai di zucchero (io ne ho messi 2 di semolato bianco ed 1 di zucchero a velo vanigliato)
-250 gr da montare
-6 cucchiai di yogurt naturale denso (io ne ho messo 1 vasetto al limone)
-4/6 meringhe piccole (io ne ho messe 3 grandi)
-250 gr di frutti di bosco
-qualche fogliolina di menta per decorare e granella di zucchero
-scorza di limone

Pulite le mele, tagliatele a pezzetti, mettetele a cuocere con i due cucchiai di zucchero semolato per qualche minuto poi riducetele in passata appena saranno morbide.
Montate la panna poi aggiungeteci:  yogurt, scorza di limone, purè di mele raffreddata, meringhe sbriciolate, il cucchiaio di zucchero a velo passato al setaccio, i frutti di bosco.
Riponete nel congelatore 3/4 ore. Sformate poco prima di servire e decorate se volete con le foglioline di menta e la granella di zucchero. Ps: io ho accompagnato con un passito...

venerdì 6 aprile 2012

Samba pa' ti

(...)e lui si trascinò dietro la sua zoppicante coscia storta, si rintanò in un bar e buttò giù tre o quattro sambuca.
Fatto di sambuca e solitudine, storto zoppo sul litorale di Torre del Greco, lontano da Sinatra, da Billy Joel, da Tom Jones e perfino da Pupo camminava nell'aria piena di odori, aria che sapeva di mangiare e di salsedine, di gas di scarico e di facce che si guardavano sempre attorno, facce diffidenti, intimorite e spavalde allo stesso tempo, facce di chi ha paura, di chi s'aspetta qualcosa da un momento all'altro. Sergiolozoppo, SergioTonydelmare, Sergiolazzarofelice, Sergio che le donne non t'hanno mai guardato, e va a capire perché, perché sei zoppo, perché sei brutto, perché dici di cantare invece non canti, perché ti piace Nicola di Bari fratello di bruttezza, ma almeno lui se ne va in Sudamerica e dov'è mai il tuo Sudamerica , triste Sergiodelmare? 
Dov'è il mare del tuo nome d'arte, quando mai t'ha visto nuotare trascinandoti dietro il tuo difetto che t'ha segnato per tutta la vita?!? 
Tornò a casa inzuppato fradicio e si chiuse in bagno. 
Si guardò allo specchio e si passò con dolcezza la mano sul viso; viso di barba che cominciava a diventare bianca, per i suoi trentainque anni portati male, per i suoi trentacinque anni di seghe e di donne sognate. (...)

Questo pezzo qua -l'immensità- è tratto da un libro di Peppe Lanzetta che s'intitola 'figli di un bronx minore' ed è ambientato a Napoli, è in vero una raccolta di storie...una più bella dell'altra. 
Come ben sapete 'bella/o' non è un termine che uso abitualmente, tutt'altro!, ma davvero non saprei come altro definire ognuno di questi brani se non  B E L L O.
Laddove mancano l'amore/il calore di una donna o anche solo il suo profumo, il denaro onestamente/disonestamente(?) guadagnato(?), la casa, certezze, diritti, l'istruzione -il primo tra tutti oserei dire- possibilità e riscatto...dove regnano sopraffazione, incuria, solitudine...Lanzetta ha scavato scrivendo di ardore, dignità, costume, abitudini, lotte, vita...tentativi...morte, deprivazioni, disagi, alternative varie...
Una perla che vi linko qui.

Si, io lo so: tutta la vita sempre solo non sarò.
Un giorno lo saprò, d'essere un piccolo pensiero
nella più grande immensità...
...un giorno troverò un po' d'amore anche per me, per me che sono nullità nell'immensità...

La canzone che cantava Sergio, il protagonista della storia.
Mi piaceva l'idea di questo lungomare odoroso, di questo qualcosa in fermento eppure quasi immobile...di queste facce...qualunque...
di questo tutto e di questo niente
mentre sul bus passavo per Primavalle...
con gli edifici popolari appena ripuliti.
Io che qualche giorno fa mi domandavo:
chissà quanto durerà questo candore?
Non son trascorsi che due giorni prima di vederli imbrattati di nuovo.
Ma ci sta eh, ci sta anche questo.
Ringrazio Manuela, amica e collega, che mi ha prestato due libri che consiglio vivamente prim'ancora d'averli letti (ho dato una rapida occhiata e mi fido degli autori) e che si andranno, per ovvi motivi,
ad aggiungere alla lista di quelli sul comodino:
-Outsiders,saggi di sociologia della devianza di Howard S.Becker;
-Stigma,l'identità negata di Erving Goffman.

Mi sa che sconnetto...il cake ve lo posto un'altra volta ;-)

venerdì 23 marzo 2012

Le porte dell'inferno ormai son chiuse: e tu sei qua

Sono tornata...ero immersa nello studio: ho ripreso l'università a pieno regime, per quel che il lavoro consente...così sono andata a guadagnarmi un bel trenta...dai: fatemi gongolare un po' che è fresca fresca!! ;-)
The bone machine...così: per gradire! :-))
...per la serie 'non servirà pregare dio in questo posto sai...'
Va bhè...usiamo termini più colti...giacché siamo dei serissimi intellettuali travestiti da cazzoni prendiamo in prestito le parole di Camus  
"visto che non viviamo più i tempi della rivoluzione, 
impariamo almeno a vivere il tempo della rivolta"
 ..."mi rivolto, dunque siamo"
(chissà che penserebbe la cara Luxemburg che ne sò...per dire...della riforma in atto...)
...la versione degli Utsmamò: siamo i ribelli della montagna tempriamo il cuore e i muscoli in battaglia...di giustizia è la nostra disciplina, libertà è l'idea che ci avvicina...
Ieri sera stavo per prendere a cazzotti la tv a casa di un amico pur di non vedere sorrisetti in faccia a chi non sa cosa significa lavorare senza prendere lo stipendio...a chi non sa quale e quanta fatica sta facendo la gente di questo paese per tirare a campare...vedevo l'altra sera 123stella della Guzzanti a casa di un'altra amica ancora e pensavo...ma io in futuro per chi voterò? Panico. Disgusto...mancano il delirio e Las Vegas poi stiamo a posto!
Altra canzone degli Utsmamò sentita e risentita con Daniele e Sunsi girovagando per boschi&borghi in un we di qualche tempo fa: splendida giornata. 
'Anima semplice, candida e pura, non diventare amara, non immischiarti tu...' 
Grazie agli amici che si son fatti partite a scacchi la notte per tenermi compagnia mentre studiavo all'impazzata con febbre e fazzoletti sparsi ovunque...grazie per la porchetta, il sostegno, l'amore, la solidarietà e la viennetta col biscotto al malto sotto! Miaaaooooooooooooooo!!! ;-)
Grazie a chi non mi molla specie quando barcollo distratta, divertita, trasognata poi stupefatta!
Sul comodino:
...così...m'è venuta in mente un'idea da qualche mese a questa parte...
(Flaviano tu ne sai qualcosa giacché il primissimo libro acquistato
l'abbiamo sfogliato insieme prima della tua partenza...come vedi nel frattempo mi son messa alla ricerca di una bibliografia! ;-)
E poi il bacio della donna ragno me l'hai regalato tu al mercatino, no ancora non l'ho letto ma lo farò come tante altre questioni irrisolte!)
Tra l'altro mi son vista un balletto al teatro dell'Opera che è stato commovente;
un concerto all'Auditorium che mi ha lasciata senza parole;
diversi film tra cui Gli sfiorati (Mab??), Quasi amici, Posti in piedi in Paradiso, Acab, Hugo Cabret...insomma non male anche in virtù del fatto che non ho speso per la stragrande maggioranza di ciò che ho visto/ascoltato (piango miseria e infatti da cocopro non c'ho mai una lira in tasca: non avrei potuto permettermi neanche 1/16 di tutto ciò se non m'avessero girato i biglietti ma del resto questa è la condizione della quasi totalità della gente comune cui l'accesso alla cultura è precluso.
 In proposito vi chiedo se avete visto l'intervento, ieri, dell'educatore napoletano a piazza italia su la7 e se sì, giacché ciò che ha denunciato è verità, cosa ne pensate di un sistema in cui chi aiuta persone ai margini vive una quotidianità del tutto simile, quantomeno in termini economici/abitativi, a coloro che supporta? Paradossale, no?)
...ho scoperto il Politecnico Fandango e conto di tornarci spesso! :-)
Mi son fatta una cultura sui processi imitativi ed il sistema specchio.
Sono caricata a pallettoni! ;-))
Perché, come direbbe Goffredo Fofi: 
l'unica cosa che si può fare è creare piccole minoranze di rompicoglioni con un progetto in testa.
(Ho anche preparato un ottimo cake con farina di mandorle di cui vi scriverò ricetta postando foto nei prossimi giorni! :-)
Vista l'ora: buon appetito!

lunedì 13 febbraio 2012

Canederli agli spinaci



Va bene, va bene.
Scusate l'assenza.
Nina Simone per chiedere venia.
I canederli: una grandissima passione.
Li trovo la risultante perfetta del mix proteine, carboidrati, vitamine.
Frutto del mio autoconvincimento?
Per prepararli in questa verde veste vi occorrono:


-150 gr di pane (io insisto nell'uso di quello grattugiato: come dire 'squadra che vince non si cambia'...ho preparati i canederli così la prima volta e da allora ho sempre continuato sebbene numerose ricette indichino l'utilizzo del pane raffermo sbriciolato  o tagliato a dadini)
-pasta d'aglio (una punta)
-1 cipolla bianca piccola/media
-2 uova
-sale&pepe
-200 gr di spinaci cotti e strizzati
-1 cucchiaio di farina
-noce moscata macinata, un pizzico
-1/2 bicchiere di latte
-30 gr di Tilsiter
-2 cucchiai di burro
-un po' di parmigiano

Inoltre per condire armatevi di: burro rosolato e grana grattugiato (io ho fatto un 'ragù' sciué sciué con pachino a pezzi, macinato di vitella, vino bianco, cipolla e carota tagliate grossolanamente)...semplicemente perché col burro e il parmigiano stento a regolarmi: potrei farci colazione e merenda, pranzo e cena...

Pelare cipolla ed aglio e stufarli nel burro, frullarli con gli spinaci bolliti e strizzati aggiungendo sale, noce moscata, pepe, latte e uova infine unire farina, dadini di Tilsiter e pane grattugiato. Fate riposare l'impasto una ventina di minuti, nel frattempo portate l'acqua ad ebollizione, salatela, cuocete i canederli 20 minuti. Una volta scolati, impiattateli servendoli col burro rosolato ed il grana.

(La ricetta, in parte da me rivisitata, è stata presa da qui).
Il liberculo linkato è una meraviglia: un chiaro monotematico ricettario sui canederli...acquistato durante un aperitivo alla Feltri di Galleria Colonna...ovviamente ero andata a prenderlo lì dopo aver verificato la disponibilità: ricerca che vi consiglio di fare nel caso di ricettari come questo dell'Athesia soprattutto se il tema non è gettonatissimo...


Chiusura: con Etta James...

mercoledì 8 febbraio 2012

...granello di sabbia


(...)
Né bagnato né asciutto quello della sua acqua.
Né al singolare né al plurale quello delle onde,
che mormorano sorde al proprio mormorio
intorno a pietre non piccole, non grandi.

E tutto ciò sotto un cielo per natura senza cielo,
ove il Sole tramonta senza tramontare affatto
e si nasconde senza nascondersi dietro una nuvola ignara.
Il vento la scompiglia senza altri motivi
se non quello di soffiare.

Passa un secondo.
Un altro secondo.
Un terzo secondo.
Tre secondi, però, solo nostri.

Il tempo passò come un messo con una notizia urgente.
Ma è soltanto un paragone nostro.
Inventato il personaggio, fittizia la fretta,
e la notizia inumana.


(W.Szymborska)

domenica 5 febbraio 2012

Vista con...


Lo chiamiamo granello di sabbia.
Ma lui non chiama se stesso né granello né sabbia.
Fa a meno di un nome
generale, individuale,
permanente, temporaneo,
scorretto o corretto.

Del nostro sguardo e tocco non gli importa. 
Non si sente guardato e toccato.
E che sia caduto sul davanzale 
è solo un'avventura nostra, non sua.
Per lui è come cadere su una cosa qualunque,
senza la certezza di essere già caduto
o di cadere ancora.

Dalla finestra c'è una bella vista sul lago,
ma quella vista, lei, non si vede.
Senza colore e senza forma,
senza voce, senza odore e senza dolore
è il suo stare in questo mondo.

Senza fondo è lo stare del fondo del lago,
e senza sponde quello delle sponde. 

(...)

(W.Szymborska)

mercoledì 1 febbraio 2012

Saranno rincorse morsi e affanni per mille anni: mi sono vista di spalle che partivo, anima salva

La canzone di oggi. Da brava fricchettona. ;-) Problemi di nonsoqualenatura m'impediscono di fatto di rispondere ai commenti del precedente post...quindi mi ritrovo qui...a dondolare il collo mentre ascolto le stesse note che stamattina mi accompagnavano cullandomi le sinapsi durante le arrampicate sul K2 (via in salita che mi porta a destinazione: leggasi ufficio) all'andata e di ritorno da servizi esterni.
Ho bisogno di muovermi un po' (dopo il 1mo minuto cambia!).
Le colonne sonore di: 4 minuti, soul kitchen, io ballo da sola. Io ballo da sola. Un regalo ricevuto da. Chi sta a dieta. Chi raccatta gatti al Forlanini. Chi guarda il muro. Ma se un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo, è pur vero che due uomini che guardano il muro è il principio di un'evasione. Siamo il principio di un'evasione a distanza. Lo trovo un buon compromesso. Non c'è un 'altrimenti' possibile. Non avevo dubbi su Bettinelli e Terzani. Nina. Ho visto Nina volare.
Stata. Essendo stata. Lidia Ravera? Geografia del proprio essere...intelligenza emotiva. Sto leggendo Fromm...l'arte di amare:

(...) La sfera più importante del dare, tuttavia, non è quella delle cose materiali, ma sta nel regno umano. Che cosa dà una persona a un'altra? Dà se stessa, ciò che possiede di più prezioso, dà una parte della sua vita. Ciò non significa necessariamente che essa sacrifichi la sua vita per l'altra, ma che le dà ciò che di più vivo ha in sé; le dà la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, la propria tristezza, tutte le espressioni e manifestazioni di ciò che ha di più vitale. In questo dono di se stessa, essa arricchisce l'altra persona, sublima il senso di vivere dell'altro sublimando il proprio. Non dà per ricevere; dare è in se stesso una gioia squisita. Ma nel dare non può evitare di portare qualche cosa alla vita dell'altra persona, e colui che riceve si riflette in essa; nel dare con generosità, non può evitare di ricevere ciò che le viene dato di ritorno. Dare significa fare anche dell'altra persona un essere che dà, ed entrambi dividono la gioia di sentirsi vivi. Nell'atto di dare qualcosa nasce, e un senso di mutua gratitudine per la vita che è nata in loro unisce entrambe. Ciò significa che l'amore è una forza che produce amore. 
Cura e interesse implicano un altro aspetto dell'amore: quello della responsabilità. Oggi, per responsabilità spesso s'intende il dovere, qualche cosa che ci è imposto dal di fuori. Ma responsabilità, nel vero senso della parola, è un atto strettamente volontario; è la mia risposta al bisogno, espresso o inespresso, di un altro essere umano. Essere "responsabile" significa essere pronti e capaci di "rispondere". La persona che ama risponde. La vita di suo fratello non è solo affare di suo fratello, ma suo. Si sente responsabile dei suoi simili, così come si sente responsabile di sé tesso. Questa responsabilità, nel caso della madre e del bambino, si riferisce soprattutto alle cure materiali; nell'amore tra adulti, si riferisce principalmente ai bisogni psichici dell'altra persona. (...)

-Che grande questo tempo-. Che solitudine. -Che bella compagnia-.
Sunsi!! Anche detta 'la donna ragno': amica miaaaa BENVENUTAAAAAAAAAAA in questo spazio in cui albergano Lucida e Follia. Ho visto quest'immagine tra i sostenitori...ophs...leggo...ti trovo: gioia allo stato puro. C'è voluto un po' ma ce l'abbiamo fatta! Io ho perso l'attimo oggi: ho perso la sovra(sotto)posizione dei cappelli...un inchino al tuo occhio attento...in automatico parte questo mio sorriso ripensando al cartellone pubblicitario che ospita una donna annoiata ed un uomo timoroso finiti per caso, per sfida, per amore, per chissà quale scabroso motivo (sbaglio?) sotto alle lenzuola...perfettamente aderente alla realtà come l'uomo giusto sta alla giusta donna...il rosso che impera (almeno nei cartelloni pubblicitari e non della coke:wow!!)...un brindisi al veleno a chi ci vuole male ed agli stivali imbarazzanti che, se portati con stile, fanno tutt'un'altro effetto...sotto...stono... ;-) Ps: io sui pattini non sono il massimo...primo ed ultimo tentativo a 6/7 anni...shshshhhh...senti?...l'eco del botto...erano neri e rossi..belli...ho tentato una frenata...puntato i piedi...dopo meno di un secondo era prossima all'ingresso in pronto soccorso...però, in compenso, sulle mie gambe vado come un treno. Basta poco: scegliere non una ma LA destinazione, zaino in spalla e si va. Con le due macchine fotografiche al seguito. Sai che spettacolo?...quante tecniche mi potresti insegnare...E magari ne faccio tesoro e scappo ad immortalare le rughe dei vecchi fieri d'Orgosolo, 1 posto c'è sempre metti che la Sardegna s v er   a non ti dispiaccia -eccolo il mio sogno: scattare in b/n per ritrarre quei volti rigidi, induriti dal tempo, magnificamente scolpiti dalle vicissitudini della vita e della morte altrui, forse di una figlia, per poi addentare un panino carico di mortadella e bere un'ichnusa ghiacciata coi muscoli in tensione, da lavare col marsiglia, dopo aver percorso almeno 20 km a piedi e senza pattini sotto al Sole, infilarmi al letto e profumare di bucato, crollare e svegliarmi piena di vitalità pronta ad affrontare una nuova avventura con una vergine memory in tasca pronta ad accogliere un'infinità di attimi, un concentrato di significati vomitati da muri sanguinanti, lasciati in eredità dai simili...murales dopo murales...lotta dopo lotta...sudore dopo sudore...e camminare, andare andare andare andare...cuffie nelle orecchie, ombra dietro e di fianco (davanti sei solita starci tu, o no? Che pure io non scherzo in fatto di maratone ma ho notato che quando camminiamo fianco a fianco procediamo alla stessa andatura) verso il Sole che annega da qualche parte nel mare magari nella valle della Luna...mangiare con le mani con hippies sconosciuti? Of course ;-) Anche in riva al mare. Farò i capricci affinché mi venga accordato il bagnetto al tramonto con un goccio di Vermentino, m'è concesso?...minimo!!!-...tentando di contenere la mia fame di cipolle...scusami, da oggi, per tutte le volte che appesterò la stanza...sono rinomata/rinominata 'il carpentiere'accertato il mio amore incondizionato per il pranzo da manovale (sapessi quanti ne ho preparati!)...in effetti appena staccato mi sono uccisa dalle risate :-) come previsto!!!...morale: l'introspettiva taciturna dice 'sì' all'uomo del monte. Se ci guadagno TE...busso e sto...OH: fino al prossimo giro eh...che tanto, prima o poi, sbanco ;-)